Blog 25 novembre 2022

Dal linguistico a Ingegneria

Ebbene sì, qualche anno fa ho scelto di studiare Ingegneria al Politecnico di Torino. Questa è la storia delle tante difficoltà che ho affrontato lungo il mio percorso e di come ho superato quegli ostacoli che, in un primo momento, sembravano insormontabili.

La solita domanda che mi fanno è: “perché hai fatto il liceo linguistico se poi hai scelto Ingegneria?”. A dire il vero, non rispondo mai sinceramente per non essere sgarbata: chi davvero sa che cosa vorrà fare da grande a soli 14 anni?

Per quanto mi riguarda, non lo sapevo nemmeno a 19 anni, quando ho finito il liceo. Ricordo di aver trascorso l’estate post maturità a divertirmi, senza avere assolutamente idea di cosa avrei fatto in futuro. Studiare? Lavorare?

Poi ho conosciuto il mio attuale ragazzo, che mi ha svelato l’esistenza di un certo Politecnico di Torino in cui si studiava una cosa chiamata “Ingegneria del Cinema”. Non ne avevo mai sentito parlare prima, ma il cinema è stata da sempre una mia grande passione e mi sembrava il perfetto compromesso tra il “dovere” e il “piacere”.

Ok, forse non è stata la scelta giusta

Così, l’anno dopo la maturità entro al Politecnico di Torino e i primi mesi sono devastanti: non conosco e non capisco la maggior parte dei concetti, non trovo un metodo di studio appropriato e mi dispero sempre di più. Alla prima sessione, non supero nemmeno un esame.

Un’altra cosa che mi buttava a terra era il fatto di essere una fuorisede e quindi di non avere amici: trascorrevo le mie giornate da sola, il weekend non uscivo, e se uscivo ero sempre da sola. La cosa positiva era avere un sacco di tempo per studiare. Non facevo altro tutto il giorno, ero una macchina da guerra: mi svegliavo presto, andavo al Poli e tornavo a casa.

Così ho superato le sessioni di luglio e di settembre, passando al secondo anno di Ingegneria, non più “del cinema”, ma “per l’ambiente e il territorio”.

Poteva andare tutto bene, ma

Il primo semestre del secondo anno è nuovamente un inferno, ma almeno ero riuscita a farmi delle amicizie sia dentro al coro del Politecnico, sia a tennis, lo sport che mi ha letteralmente salvato la vita.

Poi, d’un tratto, il covid: il ritorno a casa, le lezioni online e due materie in overbooking: in quel momento ho realizzato di dover rimandare di almeno un anno la mia famigerata laurea.

Se posso darvi un consiglio, non lasciatevi indietro le materie più difficili: quando sono entrata nel mio primo anno da fuoricorso, stavo impazzendo: la prima sessione è stata un disastro, e nonostante tutti mi dicessero di non mollare, io ormai ne ero certa: non sarei mai riuscita a laurearmi.

Quell’anno ho passato l’estate peggiore della mia vita: caldo torrido e testa sui libri, in particolare quello di Fisica 1. Come un metronomo, il mio cervello mi ricordava che se a settembre non avessi passato quella materia, non sarei riuscita ad anticipare i crediti della magistrale. Insomma, un delirio.

Se ce l’ho fatta io, potete farcela anche voi

Tra varie vicissitudini e mille deliri, finalmente l’11 Marzo 2022 mi sono laureata. Sarò banale, ma è stato davvero uno dei giorni più belli della mia vita: per la prima volta, ero davvero fiera di me stessa, consapevole di avercela fatta solamente grazie alle mie forze.

Non mi è importato nulla di festeggiare, di vedere i miei parenti orgogliosi: è stato bellissimo sapere di valere qualcosa, di essere in grado di portare a termine qualcosa. Per tutta la vita ho avuto l’impressione di essere una buona a nulla, e invece mi sono dovuta ricredere. Oggi posso dire che non è così!

È vero, quello che ho conquistato è stato merito mio: spesso ho dovuto cambiare metodo di studio, mettermi in dubbio e sconvolgere la mia quotidianità. Ma non ce l’avrei mai fatta senza i miei genitori, che mi hanno dato la possibilità di studiare in un’altra città. Così come non ce l’avrei mai fatta se non avessi chiesto aiuto nel momento del bisogno.
Non parlo di ripetizioni o di confrontarsi con i docenti, ma soprattutto di aprirsi e parlare con qualcuno, quando se ne sente la necessità. Prima di ogni altra cosa, c’è la salute: non solo quella fisica, ma anche quella mentale.

Per il resto, non posso che augurare a tutte un percorso soddisfacente e pieno di passione!

Chiara Graziani, studentessa di Ingegneria per l’Ambiente